L’edificio vulcanico etneo: un laboratorio geomorfologico alla portata di tutti

Pietro Carveni, Domenico Bella, Santo Benfatto e Maria Salleo Puntillo

Edifici vulcanici

Coni piroclastici

Gli edifici tronco-conici con crateri sommitali sono le morfologie di origine vulcanica più conosciuta. La loro genesi è collegata alla fuoriuscita dei gas contenuti nel magma, che provoca l’attività esplosiva dei vulcani; questa si manifesta con il lancio di blocchi (frammenti di rocce preesistenti all’eruzione, di natura vulcanica, sedimentaria o metamorfica, provenienti dal substrato del vulcano, che vengono trascinati dal magma), bombe (masse di lava incandescente, con dimensioni variabili da pochi centimetri ad alcuni metri), lapilli (della stessa natura delle bombe, ne differiscono per le minori dimensioni, che vanno da pochi millimetri a pochi centimetri), ceneri e polveri (lava polverizzata dai gas in rapida espansione o a causa dell’urto di frammenti tra loro e contro le pareti del condotto).

Mentre i materiali più fini in genere sono dispersi dal vento su vaste aree, quelli di maggiori dimensioni ricadono nei dintorni della bocca, costruendo edifici tronco-conici.

I Monti Sartorius

I Monti Sartorius sono un ottimo esempio di edifici piroclastici; essi, ubicati sul medio versante nord-orientale dell’Etna, si sono formati nel corso dell’eruzione del 1865, e in seguito sono stati intitolati allo studioso tedesco Wilhelm Sartorius, Freimann von Waltershausen, geologo e astronomo, cui si devono importanti studi relativi all’Etna.

L’eruzione dei Monti Sartorius si è verificata in un’area compresa tra importanti elementi morfostrutturali: la scarpata della Faglia della Pernicana a settentrione, il Rift di NE a NW, l’orlo settentrionale della Valle del Bove a meridione e le scarpate delle faglie della Ripa della Naca e della Ripa di Piscio a oriente (Fig. 3.1.1.1).

In precedenza l’area era stata interessata da una serie di eruzioni laterali che evidenziano un progressivo spostamento verso SE delle fratture eruttive: infatti, dall’analisi della Carta Geologica del Monte Etna (Romano et al., 1979), risulta che in epoca preistorica sono avvenute alcune eruzioni che, progressivamente, hanno formato gli edifici piroclastici di Monte Corvo (Fig. 3.1.1.1: 1), di Monte Baracca (Fig. 3.1.1.1: 2), dei Due Monti (Fig. 3.1.1.1: 3 e 4), di Monte Zappinazzo e dei Monti Conconi (Fig. 3.1.1.1: 5), di Monte Frumento delle Concazze (Fig. 3.1.1.1: 6) e di un edificio anonimo ubicato a SW di quest’ultimo (Fig. 3.1.1.1: 7).

L’eruzione del 1865, quindi, segna la ripresa dell’attività vulcanica in un settore dell’Etna già interessato da eruzioni laterali, con progressiva migrazione dell’asse eruttivo verso SE, e geneticamente collegate sia a fratture eruttive con direzioni comprese tra NE-SW e ENE-WSW, sia a fratture con direzioni comprese tra NNW-SSE e N-S (Carveni et al., 1998; 2000; Carveni & Benfatto, 2004; Carveni et al., 2011 a; 2013; Carveni & Sturiale, 2013).

Nel corso dell’eruzione si formarono progressivamente gli edifici piroclastici A, B, C, D ed E (Fig. 3.1.1.2).

L’edificio A (Fig. 3.1.1.2) è un edificio composito, formato da due tronchi di cono coalescenti, allineati in direzione N 10° W, con crateri sommitali dal contorno ellittico (Fig. 3.1.1.2: a2 e a3), con asse maggiore in direzione NNW-SSE; sul versante nord-occidentale del cono settentrionale si apre un cratere di minori dimensioni (Fig. 3.1.1.2: a1), apertosi sul fianco di un edificio preesistente, e parzialmente sepolto dalle piroclastici emesse dalle bocche dei crateri a2 e a3.

Le tre cavità crateriche hanno forma semisferica con arretramento degli orli craterici, causato da fenomeni erosivi, sul fondo non c’è traccia delle bocche eruttive, che, secondo Silvestri (1867) erano una nel cratere a1, tre allineate in direzione NNW-SSE nel cratere a2, e tre disposte sui vertici di un triangolo equilatero nel cratere a3.

L’edificio B (Fig. 3.1.1.2), presenta ben esposti il versante settentrionale (60 metri tra l’orlo craterico e la base dell’edificio) e quello meridionale (55 metri), mentre quello occidentale è coalescente con l’edificio A, e quello orientale con quello C.

L’orlo craterico ha forma ellittica, col diametro massimo di 120 metri in direzione N 60° E, e andamento altimetrico irregolare, con un massimo assoluto a occidente e un massimo relativo a meridione; il cratere è aperto verso ENE.

L’erosione ha messo in evidenza la struttura interna dell’edificio: lungo alcune porzioni delle pareti quasi verticali affiorano bombe e scorie saldate.

I materiali erosi dalle pareti e accumulatisi sul fondo fanno assumere alla cavità craterica una forma emisferica; al centro di essa si trova una depressione di 22 metri di diametro, circondata da un anello di bombe e scorie saldate; essa presenta un aspetto molto “giovane” (la Bocca Nuova) che testimonia, a nostro parere, una ripresa dell’attività eruttiva sfuggita all’osservazione per la sua brevità e/o per il momento in cui è avvenuta; la scarsa quantità di materiale eruttato suggerisce che si sia trattato di una singola esplosione, avvenuta dopo che il cratere aveva assunto la forma a semisfera col fondo piatto (Figg. 3.1.1.3 e 3.1.1.4).

Il cono piroclastico C ha uno sviluppo massimo di 25 metri lungo il versante settentrionale, mentre gli altri versanti sono coalescenti con i limitrofi edifici; esso presenta tracce di tre piccole depressioni crateriche.

Con uno sviluppo altimetrico massimo di 40 metri e diametro di base di 175 metri, il cono D ha un cratere del diametro di 50 metri; all’interno si trovavano quattro bocche eruttive, distribuite irregolarmente (Silvestri, 1867), e attualmente non individuabili; il profilo altimetrico dell’orlo craterico presenta una forte asimmetria, con un massimo assoluto a SSE e un massimo relativo a settentrione; l’irregolare distribuzione delle piroclastici è dovuta ai forti venti che soffiavano dal quadrante settentrionale nella prima fase dell’eruzione, e dal quadrante meridionale al termine, condizionando la traiettoria balistica e la ricaduta dei materiali piroclastici.

Il cono piroclastico E ha una forma asimmetrica, con base ellittica col diametro massimo lungo 400 metri in direzione E-W, col versante rivolto ad occidente alto circa 10 metri, mentre quello rivolto a ESE presente un dislivello di 80 metri per uno sviluppo planimetrico di 275 metri; l’asimmetria è dovuta in prevalenza alla morfologia degli edifici vulcanici preesistenti. L’intero edificio è stato interessato da profondi fenomeni erosivi, con riempimento delle depressioni crateriche ed arretramento degli orli.

I Monti Sartorius rivestono una grande importanza per alcune peculiarità morfo-vulcaniche particolarmente importanti dal punto di vista didattico: gli edifici piroclastici tronco-conici sono formati da piroclasti con dimensioni variabili, e classificabili come bombe, lapilli e ceneri.

Il teatro eruttivo è inserito in un ambiente vegetale caratterizzato da Betula aetnensis, un endemismo peculiare dell’area etnea, che ha qui il suo massimo sviluppo.

La zona è facilmente raggiungibile nel corso di tutto l’anno, e la visita del teatro eruttivo non comporta un particolare impegno fisico; per tale motivo lo si consiglia per escursioni di tipo didattico.

Figura 3.1.1.1 – Schema del teatro dell’eruzione etnea del 1865. A) Faglie; B) Fratture eruttive; C) Edifici piroclastici: 1) Monte Corvo; 2) Monte Baracca; 3 e 4) i Due Monti; 5) Monte Zappinazzo e Monti Conconi; 6) Monte Frumento delle Concazze; 7) edificio anonimo a sud-ovest di Monte Frumento delle Concazze; 8) Monti Sartorius; 9) bocche del 1928. D) Orlo della caldera della Valle del Bove. E) Alti morfologici: 10) Monte Crìsimo; 11) Monte Ragamo; 12) Monte Chiovazzi. α) Colata Principale; β) Colata di Monte Crisimo; γ)Colata di Monte Ragamo; δ) Colata di Monte Chiovazzi (da Carveni & Benfatto, 2004).

Fig. 3.1.1.2 – Schema vulcano-tettonico-morfologico della zona dei Monti Sartorius: le lettere dell’alfabeto latino indicano gli edifici piroclastici formatisi durante l’eruzione del 1865 (AE) e quelli preesistenti (SZ), le lettere dell’alfabeto greco, le colate laviche; le cifre romane, le fratture eruttive; le cifre arabe le bocche esplosive (da Carveni & Benfatto, 2004).

Fig. 3.1.1.3 – Panoramica da occidente a oriente sul cratere dell’edificio B e sugli edifici C, D ed E, visti dall’orlo occidentale del cratere dell’edificio B; in basso, c’è la Bocca Nuova.

Fig. 3.1.1.4 – La “Bocca Nuova”, ubicata all’interno del cratere del cono piroclastico B.

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