Gli Hornito, particolari morfosculture osservabili sull’edificio vulcanico etneo

Pietro Carveni

Agli escursionisti che si inoltrano lungo i versanti di un vulcano alimentato da un magma basico, può accadere di imbattersi in caratteristici accumuli di scorie e bombe saldate, con forma di cono irregolare, di guglie o di torri; si tratta di particolari morfosculture che si formano in corrispondenza di bocche che emettono brandelli di lava liquida, lungo fratture eruttive o lungo gallerie di scorrimento lavico, in corrispondenza dei punti in cui è crollata la volta (Rittmann, 1967, pag. 98); queste morfosculture vengono indicate nella letteratura geologica col termine spagnolo di hornito, cioè “piccolo forno”.

Bullard (1978, pag. 419) descrive “protuberanze simili a piccoli domi da cui fuoriescono gas caldi, che sono conosciuti come hornitos”, riconoscibili sulla superficie di una colata emessa dal vulcano Jorullo (Messico).

Stoppani (1871-1873), pur senza farne un preciso riferimento, nella figura 55 del primo volume Corso di Geologia (pag. 329)rappresenta degli hornito formatisi sulle lave del Vesuvio nel corso dell’eruzione del 1855 (Fig. 1).

Figura 1 – Alcuni presumibili hornito formatisi lungo una colata lavica del Vesuvio, eruzione del 1855 (da Stoppani, 1871-1873).

Le parti sommitali di questi accumuli sono instabili, e possono crollare durante intensi fenomeni meteorici, a causa di sismi o semplicemente per effetto dell’accelerazione di gravità.

L’ubicazione delle tracce di un hornito fornisce utili informazioni per individuare antiche fratture eruttive, non più osservabili sul terreno, in quanto ricoperte da depositi piroclastici e/o epiclastici.

Negli hornito di recente formazione si osserva in genere un foro sommitale, tramite il quale le scorie incandescenti vengono proiettate in verticale, e, con una parabola molto stretta, ricadono nelle immediate vicinanze dell’orifizio, saldandosi, e costruendo la morfoscultura.

Vengono descritti due esempi di hornito esistenti sulle’Etna.

3.3.1 Un Hornito ubicato a WSW di Monte Concazza

Lungo il versante che sale da Monte Concazza (versante nord-orientale dell’Etna, zona del Rifugio Citelli) (Figg. 2 e 3) verso l’orlo settentrionale della Valle del Bove, si incontra, intorno a quota 1880 metri, un ammasso di scorie saldate, non attribuibile ad alcuna eruzione recente (Fig. 4); esso poggia su lave attribuite ai Centri Eruttivi dell’Ellittico (Romano et al., 1979) e alla Pietracannone formation (Branca et al., 2011; 2015).

L’affioramento si presenta come un ammasso irregolare di bombe e scorie che si sono saldate le une sulle altre, deformandosi al momento dell’impatto, e adattandosi le nuove alla forma delle sottostanti (Fig. 5); l’hornito ha altezza massima di 3 metri e sviluppo orizzontale di 12 metri; superiormente è coperto da piroclastici ed epiclastiti poggianti su un’omogenea superficie quasi orizzontale, di forma grossolanamente circolare, con diametro di 7,5 metri (Carveni, 2014).

L’alterazione della superficie, agevolata da fenomeni di termoclastismo e di crioclastismo, mette in evidenza la struttura interna della roccia, formata da una massa cripto-cristallina, con rari fenocristalli.

L’importanza di questo hornito è di fornire la posizione di una bocca eruttiva preistorica, ubicata lungo una frattura eruttiva di cui non si hanno altre informazioni.

Ipotizzando che esso avesse le stesse dimensioni di un hornito formatosi durante l’eruzione del 1983 (Fig. 6), si può stimare una morfoscultura con diametro basale di circa 10 metri ed altezza tra 12 e 13 metri.

Fig. 2 – Stralcio della Carta Tecnica, Sezione N. 625010 Pizzi Deneri, Regione Siciliana, Assessorato del Territorio e dell’Ambiente.

Fig. 3 – Ubicazione dell’Hornito (Stralcio della Carta Tecnica, Sezione N. 625010 Pizzi Deneri, Regione Siciliana, Assessorato del Territorio e dell’Ambiente).

Fig. 4 – L’Hornito ubicato a WSW di Monte Concazza.

Fig. 5 – Dettaglio dell’Hornito: le bombe, ancora incandescenti al momento dell’impatto, si saldavano su quelle preesistenti, adattando plasticamente la loro forma.

Fig. 6 – Serie di Hornito formatisi durante l’eruzione del 1983; sullo sfondo si vedono la Stazione Intermedia e alcuni piloni della Funivia dell’Etna.

L’Hornito di Monte Testa

Sul versante occidentale dell’edificio vulcanico etneo, alla base meridionale dell’edificio di Monte Testa (Figg. 7 e 8), lungo una strada a fondo naturale, sorge un hornito con  circonferenza basale di circa 47 metri, altezza massima di 4,50 metri, con una depressione sommitale con 2 metri di diametro (Figg. 9 e 10) (Carveni, 2017).

Esso si è formato, presumibilmente, nel corso dell’eruzione del 1595, la quale ha dato luogo agli edifici piroclastici di Monte Gallo, Monte Testa e Monte Forno (Sartorius von Waltershausen, 1880).

Le bombe vulcaniche che formano il piccolo edificio hanno dimensioni variabili, con diametro massimo di 70 centimetri; esse, cadendo ancora fluide sulle sottostanti, hanno adattato la propria forma sulle sottostati (Fig. 11).

Il diametro di base fa ipotizzare per questo hornito dimensioni notevoli.

Fig. 7 – Ubicazione della zona di Monte Testa (stralcio della Carta Tecnica, Sezione N. 624080 Monte Frumento Supino, Regione Siciliana, Assessorato del Territorio e dell’Ambiente).

Fig. 8 – Ubicazione dell’Hornito di Monte Testa (stralcio della Carta Tecnica, Sezione N. 624080 Monte Frumento Supino, Regione Siciliana, Assessorato del Territorio e dell’Ambiente).

Fig. 9 – L’Hornito di Monte Testa, visto da oriente.

Fig. 10 – L’Hornito di Monte Testa, visto da SW.

Fig. 11 – Particolare dell’Hornito di Monte Testa.

Riferimenti bibliografici

Branca S., Coltelli M. & Groppelli G. (2015) – Carta geologica del Vulcano Etna. Mem. Descr. Carta Geol. D’Italia, 98, 292 pp.

Branca S., Coltelli M., Groppelli G. & Lentini F. (2011) Geological Map of Etna Volcano, 1:50,000 scale. INGV, ISPRA, CNR, Università di Catania.

Bullard F.M. (1978) – I vulcani della Terra. Newton Compton, 638 pp.

Carveni P. (2014) – Gli hornitos, particolari morfosculture dei vulcani basici: Etna. Associazione  Italiana di Geologia & Turismo, Notiziario n° 7, 5-6.

Carveni P. (2016) – L’edificio vulcanico etneo: un laboratorio geomorfologico alla portata di tutti, in:Bruno G. & Carveni P. (Eds): Atti del Convegno Nazionale Geositi, Geomorfositi e Geoarcheositi patrimonio geologico-ambientale del Mediterraneo, Portopalo di Capo Passero (SR), 4-5 settembre 2015, 9-13.

Carveni P. (2017) – L’Etna e i suoi dintorni: un laboratorio geomorfologico in continuo divenire, in: Aldighieri B., Caffo S., Paganoni A. & Testa B. (Eds): Atti del Convegno Nazionale di Turismo geologico, Nicolosi (CT), 23-24 settembre 2016, 27-32.

Rittmann A. (1967) – I vulcani e la loro attività. Cappelli Editore, 360 pp.

Romano R., Lentini F., Sturiale C., Amore C., Atzori P., Carter S.R., Cristofolini R., Di Geronimo I., Di Grande A., Duncan A.M., Ferrara V., Ghisetti F., Guest J.E., Hamill H., Patanè G., Pezzino A., Puglisi D., Schilirò F., Torre G. & Vezzani L. (1979) – Carta geologica del Monte Etna, scala 1:50.000, Litogr. Art. Cartogr., Firenze.

Sartorius W. von Waltershausen (1880) – Der Aetna. 2 voll. 371 + 548 pp, Leipzig. Stoppani A. (1871-1873) – Corso di Geologia, 3 voll., Milano, G. Bernardoni e G. Bricola.

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