L’eruzione etnea del 1865 e la nascita dei Monti Sartorius

Pietro Carveni, Santo Benfatto & Maria Salleo Puntillo

I Monti Sartorius sono una serie di coni piroclastici ubicati sul medio versante nord-orientale dell’Etna; essi si sono formati nel 1865, e in seguito sono stati intitolati al geologo e astronomo tedesco Wilhelm Sartorius, Freimann von Waltershausen, vissuto nel 19° secolo, e autore di un importanti studi sull’Etna.

L’eruzione dei Monti Sartorius è avvenuta in un’area compresa tra importanti elementi morfostrutturali (Fig. 1): la scarpata della Faglia della Pernicana a settentrione, il Rift di NE a NW, l’orlo settentrionale della Valle del Bove a meridione e le scarpate delle faglie della Ripa della Naca e della Ripa di Piscio a oriente.

In precedenza l’area era stata interessata da una serie di eruzioni laterali che evidenziano un progressivo spostamento verso SE delle fratture eruttive: infatti, dall’analisi della Carta Geologica del Monte Etna (Romano et al., 1979), risulta che in epoca preistorica sono avvenute alcune eruzioni che, progressivamente, hanno formato gli edifici piroclastici di Monte Corvo (Fig. 1: 1), di Monte Baracca (Fig. 1: 2), dei Due Monti (Fig. 1: 3 e 4), di Monte Zappinazzo e dei Monti Conconi (Fig. 1: 5), di Monte Frumento delle Concazze (Fig. 1: 6) e di un edificio anonimo ubicato a SW di quest’ultimo (Fig. 1: 7) (Carveni & Benfatto, 2004).

L’edificio piroclastico di Monte Corvo (Fig. 1: 1) poggia su lave emesse dai Centri Eruttivi del Leone, e si è formato nel periodo di transizione tra l’attività del Mongibello Antico e quella del Mongibello Recente (Romano et al., 1979).

Allo stesso periodo risale l’attività di Monte Baracca (Fig. 1: 2); a questa eruzione è attribuita una colata classificata come “difficilmente delimitabile a morfologia superficiale degradata”  (Romano et al., 1979).

L’edificio più meridionale dei Due Monti (Fig. 1: 3) copre parzialmente la colata di Monte Baracca; all’attività eruttiva dei Due Monti sono attribuite lave classificate come “delimitabili a morfologia superficiale ben conservata” (Romano et al., 1979).

Il gruppo di edifici conici di Monte Zappinazzo e dei Monti Conconi (Fig. 1: 5), e le relative colate, sono classificati come “colate laviche e piroclastici recenti, prevalentemente non datate” (Romano et al., 1979).

Anche all’attività di Monte Frumento delle Concazze (Fig. 1: 6), i cui prodotti poggiano chiaramente su quelli degli edifici appena descritti, sono attribuite “colate laviche e piroclastici recenti, prevalentemente non datate” (Romano et al., 1979).

L’eruzione dei Monti Sartorius ha avuto inizio da una fenditura già esistente, ubicata sul versante orientale di Monte Frumento delle Concazze.

Nel 1928 e nel 1971 si sono verificate altre eruzioni che hanno coinvolto lo stesso settore dell’edificio vulcanico, sempre con una progressiva migrazione verso SE delle fratture eruttive (Fig. 1); nel 1979 si è avuta una nuova emissione dalla frattura attiva nel 1928.

L’eruzione del 1865, quindi, segna la ripresa dell’attività vulcanica in un settore dell’Etna già interessato da eruzioni laterali, con progressiva migrazione dell’asse eruttivo verso SE, e geneticamente collegate sia a fratture eruttiva con direzioni comprese tra NE-SW e ENE-WSW, sia a fratture con direzioni comprese tra NNW-SSE e N-S (Carveni & Benfatto, 2004); tutte queste direzioni sono state riconosciute come quelle con maggiore probabilità di riattivazione per questo settore del vulcano (Romano, 1970; Rittmann et al., 1973; Frazzetta & Romano, 1978).

Cronaca dell’eruzione

Alle 14,30 di sabato 28 gennaio 1865 gli abitanti di alcuni villaggi situati sul versanteorientale dell’Etna osservarono nuvole diceneri espulse lungo la frattura che iniziava ad aprirsi, sollevarsi dalle pendici diMonte Frumento delle Concazze; durante la notte seguente numerose scosse sismiche e allarmarono gli abitanti di San Giovanni Montebello (Fig. 2: SG), di Sant’Alfio (Fig. 2: SA) e della Contrada Monti Arsi (Fig. 2: CMA), località ubicate lungo il prolungamento settentrionale delle faglie del Sistema delle Timpe (Fig. 2: ST), le faglie più attive tra quelle che intersecano il versante orientale dell’Etna (Carveni & Bella, 1994).

Il giorno seguente aumentò la frequenza e l’intensità delle scosse sismiche; la più forte, avvenuta intorno alle 23, spinse gli abitanti delle già citate località ad uscire dalle loro case, in preda al panico; contemporaneamente alla base di Monte Frumento delle Concazze iniziò l’emissione di materiali incandescenti.

Nella fase iniziale dell’eruzione si formarono tre fontane di lava lungo una frattura eruttiva, tra quota 1800 e 1725 metri (Figg. 2 e 3: II; Fig. 4); il fenomeno durò poche ore, e, mentre il sistema di fratture progrediva verso oriente, le fontane di lava vennero sostituite da tre bocche esplosive, le quali rimasero attive per sette giorni, e i loro eiecta si accumularono principalmente su tre spatter cones già esistenti (Figg. 2 e 3: 1, 2 e 3; Fig. 4), distruggendo il rado bosco di pini che su di essi sorgeva, come si vede dalle fotografie di Bertier (Fig. 5) che illustrano la relazione di Silvestri (1867).

Il 30 gennaio, mentre queste tre bocche erano in piena attività stromboliana, a oriente della base di Monte Frumento delle Concazze si aprì una frattura lunga circa 400 metri con direzione approssimativa N-S (Figg. 2 e 3: III), lungo la quale si attivarono otto fontane di lava (Grassi, 1865), le cui piroclastici hanno formato altrettanti coni di scorie (Figg. 3: 4 – 11; Fig. 7), successivamente in gran parte sepolti dagli edifici formatisi in seguito; questa attività durò solo un giorno (Grassi, 1865).

Col procedere dell’eruzione le fratture eruttive continuarono a propagarsi verso oriente, provocando la progressiva migrazione dei punti di emissione delle colate e delle bocche esplosive che man mano li rimpiazzavano; si formarono così in progressione i coni piroclastici A, B, C, D ed E (Figg. 2 e 3), le cui bocche furono quasi tutte attive contemporaneamente tra il 4 e il 5 febbraio 1865. L’eruzione cessò del tutto a metà giugno 1865.

Il percorso consigliato

La zona dei Monti Sartorius è facilmente raggiungibile tramite la Strada Provinciale “Mare – Neve”; imboccata la diramazione per il Rifugio Citelli si può posteggiare in prossimità di un agevole sentiero.

Punto di osservazione n° 1: lungo il sentiero si incontra una delle prime colate emesse nel corso dell’eruzione. Poiché la colata si è insediata lungo una preesistente depressione valliva, e attualmente essa si presenta sopraelevata rispetto all’attuale livello di campagna, se ne ricava che l’attuale morfologia è il risultato dell’evoluzione avvenuta dal 1865 ad oggi; si possono osservare (Fig. 6: 1):

  1. alla base della colata un letto di scorie e tracce di metamorfismo di contatto;
  2. la colata lavica compatta nella parte mediana, e tracce della caratteristica suddivisione in prismi irregolari, dovuta alla contrazione per diminuzione di volume, a causa del raffreddamento;
  3. nella frazione più alta della massa lavica si vedono numerose piccole cavità, lasciate dalle bolle di gas rimaste imprigionate durante la solidificazione della colata;
  4. le superficie “aa” della colata, formata da scorie taglienti, dovute al veloce raffreddamento.

Punto di osservazione n° 2: osservando gli edifici piroclastici da meridione, si nota che sul versante ci sono numerosissime bombe vulcaniche, alcune delle quali hanno diametro superiore al metro (Fig. 6: 2).

Punto di osservazione n° 3: osservando il versante occidentale dell’edificio A2 (Fig. 6: 3), si vede che esso ha in parte ricoperto un edificio conico di piccole dimensioni (figura 7), collegabile all’attività di una delle fontane di lava allineate lungo la Frattura Eruttiva III (Figg. 2 e 3).

Punto di osservazione n° 4: la frattura eruttiva dalla quale ha avuto inizio l’eruzione (Fig. 6: 4) è ispezionabile per un tratto di circa 200 metri, fino ad una profondità massima di circa 4 metri; lungo le pareti della frattura si osservano diversi depositi piroclastici, cui si intercala un affioramento basaltico con 2 metri di spessore massimo; le piroclastici relative all’ultima eruzione sono distinguibili dalle sottostanti grazio ad un livello discontinuo di ceneri alterate; la serie stratigrafica affiorante dimostra che la frattura in argomento è stata attiva più di una volta, e si tratta quindi di un apparato vulcanico poligenico.

Punto di osservazione n° 5: il cratere a è impostato sul fianco di un precedente edifico piroclastico, che esso ha in parte smantellato entrando in attività (Fig. 6: 5; Fig. 8).

Punto di osservazione n° 6: dall’orlo occidentale del cratere dell’edificio A1 si ha una panoramica della frattura eruttiva (Fig. 6: 6; Fig. 9); la linea tratteggiata indica l’andamento della frattura eruttiva.

Punto di osservazione n° 7: dal punto più alto dell’orlo del cratere dell’edificio B si vede che all’interno dello stesso cratere si trova una cavità, con circa 20 metri di diametro, circondata da un anello di scorie (Fig. 6: 7; Fig. 10); si tratta della testimonianza di una ripresa dell’attività vulcanica (Carveni & Benfatto, 2004), seguito ad un periodo in cui l’erosione aveva cancellato le tracce morfologiche delle quattro bocche eruttive descritte da Silvestri (1867); stando all’interno del cratere può stimare l’intensità dei fenomeni erosivi, che mettono in evidenza la struttura interna dell’edificio.

Punto di osservazione n° 8:l’orlo del cratere dell’edificio D (Fig. 6: 8) presenta una profonda asimmetria altimetrica, attribuita da Silvestri (1867) al fatto che durante l’eruzione vi erano repentine variazioni della direzione del vento, che condizionavano la ricaduta balistica e l’accumulo dei materiali piroclastici.

Punto di osservazione n° 9:l’edificio E ha un condotto aperto, profondo alcuni metri (Fig. 6: 9); l’intero edificio presenta una forte asimmetria; esso poggia su un preesistente edificio vulcanico, di cui affiorano 2 orli craterici nella zona orientale (Fig. 6: 10; Fig. 11).

Punto di osservazione n° 10: al di sotto delle più estreme propaggini orientali dell’edificio E affiorano i resti di 2 orli craterici, i quali dimostrano che i Monti Sartorius sorgono su preesistenti edifici (Fig. 6: 10; Fig. 11).

Considerazione e conclusioni

L’eruzione etnea del 1865 si è verificata sul versante nord-orientale dell’edificio vulcanico, in un settore in cui sono presenti edifici piroclastici allineati in direzioni comprese tra NE-SW e ENE-WSW, i quali sono stati attivi in tempi preistorici, con uno spostamento progressivo da settentrione verso meridione delle relative fratture eruttive.

Il sistema di alimentazione dell’eruzione è formato da due distinte serie di fratture eruttive, entrambe appartenenti a trend strutturali di carattere regionale che rivestono un importantissimo ruolo nel condizionare l’attività sismica e vulcanica dell’Etna.

Il Sistema Principale di Fratture Eruttive dell’eruzione ha orientazione ENE-WSW nel tratto più occidentale, e E-W in quella più orientale. Il Sistema Secondario di Fratture Eruttive, trasversale al principale, è composto da un fascio di fratture con direzione compresa nel settore circolare 10°-25° W, coincidente con la direzione delle faglie della zona delle Timpe, le più importanti strutture tettoniche che intersecano il versante orientale dell’edificio etneo, facenti parte delle faglie che danno luogo alla scarpata ibleo-maltese. Le fratture in oggetto mostrano una progressiva migrazione spazio-temporale, collegata all’apertura del Sistema Principale di Fratture Erutttive.

L’assetto degli edifici piroclastici, i quali sono formati da accumuli di prodotti con granulometria compresa tra quella delle bombe e quella dei lapilli, è strettamente collegato ai sistemi di alimentazione, e testimoniano un indice di esplosività E = 0,063 (Romano & Sturiale, 1982).

Si può concludere che l’area in cui è avvenuta l’eruzione in studio rappresenta una zona di debolezza strutturale nell’ambito dell’edificio vulcanico etneo, legata a movimenti gravitativi profondi che interessano il settore orientale etneo, di cui uno degli svincoli è rappresentato dalla Faglia della Pernicana. L’eruzione dei Monti Sartorius ha segnato quindi una ripresa dell’attività vulcanica in un’area in cui esistevano edifici vulcanici preistorici; dopo di essa si sono verificate nella stessa zona, con progressivo spostamento verso meridione delle fratture eruttive, le eruzioni del 1928 e del 1971; nel 1979 si è verificata un’emissione di lava lungo le fratture del 1928.

Fig. 1 – Zona dell’eruzione etnea del 1865 (da Carveni & Benfatto, 2004): A) faglie. B) fratture eruttive. C) coni piroclastici: 1) Monte Corvo; 2) Monte Baracca; 3 e 4) I Due Monti; 5) Monte Zappinazzo e Monti Conconi; 6) Monte Frumento delle Concazze; 7) edificio anonimo a SW di Monte Frumento delle Concazze; 8) Monti Sartorius; 9) bocche eruttive del 1928. D) Orlo della Valle del Bove. E) Alti morfologici: 10) Monte Crìsimo; 11) Monte Ragamo; 12) Monte Chiovazzi. α, β, γ, e δ colate emesse nel 1865.

(Fig. 2)

Figg. 2 e 3 – Schema morfologico della zona dei Monti Sartorius: le lettere dell’alfabeto latino indicano gli edifici piroclastici formatisi durante l’eruzione del 1865 (A – E) e quelli precedenti (S – Z), le lettere dell’alfabeto greco le colate laviche, le cifre romane le fratture eruttive e le faglie descritte nel testo, le cifre arabe le bocche esplosive, cerchio pieno per quelle certe, vuoto per quelle presunte (da Carveni & Benfatto, 2004).

Fig. 4 – Gli spatter cones 1, 2 e 3, e il tratto II della frattura eruttiva, visti dall’orlo occidentale del cratere A1 (per l’ubicazione vedi le figure 2 e 3).

Fig. 5. Il versante nord-orientale di Monte Frumento delle Concazze: in alto al centro si vede il graben corrispondente al tratto I del Sistema Eruttivo di Fratture Eruttive, cartografato nella figura 2 (fotografia di Carlo Bertier, pubblicata sull’articolo di Silvestri, 1867)

Fig. 6 – Ubicazione dei punti di osservazione (stralcio della Carta Tecnica Sezione N. 625010 “Pizzi Deneri”, Regione Siciliana, Assessorato del Territorio e dell’Ambiente).

Fig. 7 – Il cono di scorie 11,parzialmente coperto dalle piroclastici emesse dalle bocche del cratere A2 (per l’ubicazione vedi le figure 2 e 3).

Fig. 8 – Il cratere a (da Carveni & Benfatto, 2004).

Fig. 9 – La frattura eruttiva lungo il versante nord-orientale di Monte Frumento delle Concazze e gli spatter cones 1, 2 e 3 (da Carveni & Benfatto, 2004).

Fig. 10 – La “Bocca Nuova” all’interno del cratere dell’edificio B (da Carveni & Benfatto, 2004).

Fig. 11 – La parte orientale dell’edificio E ricoprono in parte un preesistente edificio, di cui si vedono tracce dei crateri (Y) (da Carveni & Benfatto, 2004).